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La Punizione dei 100 Giorni


di Membro VIP di Annunci69.it sotto_bi
11.08.2026    |    203    |    0 6.0
"Il seme usciva in modo caotico, senza piacere, bagnando il pavimento o i suoi piedi..."
Scrivo queste righe con ancora il ricordo vivo, inciso nella carne e nella mente.

Tutto cominciò quella sera in cui fallii davanti al Bull.

Lui era enorme, 25 centimetri di dominio, e la mia Regina mi aveva ordinato di prenderlo tutto in gola, senza esitazione. Provai, tremando, ma dopo pochi secondi il conato arrivò e vomitai ai suoi piedi.



Fu la mia condanna.



La mia Regina, con lo sguardo di ghiaccio, mi chiuse di nuovo nella gabbietta. Mi comunicò la sentenza senza pietà:

— “Per cento giorni non vedrai la tua libertà, schiavo. Cento giorni per ricordarti che il tuo compito è servire, non fallire.”



E così fu. Ogni giorno, per cento giorni interi, rimasi chiuso. Io, camionista abituato alle strade lunghe e libere, mi trovai prigioniero in una gabbia di metallo che stringeva e mi bruciava. L’erezione era impossibile, ogni minimo segno di eccitazione si trasformava in dolore. Quando dormivo nelle aree di sosta, la notte, la gabbia diventava la mia compagna silenziosa, mi svegliava con fitte ogni volta che il corpo cercava sollievo.



La Regina non mostrò nessuna pietà. Anzi, si divertiva a provocarmi. Si faceva trovare nuda, si toccava davanti a me, mi ordinava di leccarla per ore, e io dovevo sopportare l’agonia della gabbia che mi tagliava ogni impulso.

Molte volte tornava a casa bagnata del seme del Bull, mi faceva inginocchiare e ripulire tutto con la lingua, ricordandomi che quello era il massimo piacere che potevo avere.



Il tempo sembrava infinito. Ogni giorno era una goccia lenta, un tormento senza fine. Ma arrivò il giorno 100.



La sera stessa, la mia Regina aprì la gabbietta. Il suono del metallo che si sbloccava mi fece tremare. Pensai che finalmente avrei avuto un orgasmo vero, dopo tanta sofferenza. Ma lei rise.

— “Non illuderti, schiavo. Da oggi, per due settimane, sarai libero solo per un ruined orgasm. E dopo pulirai come un cane.”



Così cominciò il nuovo rituale. Ogni sera mi lasciava masturbare fino al limite, e proprio quando stavo per esplodere, con un gesto secco o una parola, mi interrompeva. Il seme usciva in modo caotico, senza piacere, bagnando il pavimento o i suoi piedi. E subito dopo il comando:

— “A terra. Pulisci con la lingua.”



Leccavo il pavimento freddo, raccogliendo ogni goccia, oppure scivolavo sulle sue gambe, succhiando via il mio stesso seme dai suoi piedi delicati, mentre lei sorrideva con disprezzo. Non c’era liberazione, non c’era sollievo, solo umiliazione.



— “Adesso sai cosa significa fallire. La prossima volta, ti voglio perfetto.”



E io abbassai lo sguardo, ringraziandola per la punizione. Perché questo è il destino di un cuckold: non sperare, non godere, ma servire. Sempre.
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